venerdì, 06 novembre 2009



L’alba mi sorprende in alto mare
l’acqua nera mi circonda
non so dire
cosa è meglio
se partire
arrivare
o restare ancora in bilico su un’onda

nave
nave sei l’allieva del dolore
la migliore

cosa porti tu
che vieni da lontano
ti porto una parola
con un altro suono
la vita che ho vissuto
stretta in mano
un nodo da slegare
ti porto quello che vengo a cercare
ora che non posso stare un giorno
senza il sole del mattino
non so dire
cosa è meglio
se l’esilio
o il ritorno
o una lettera da scrivere e spedire

madre
madre che continui ad aspettare
la mia nave

Emanuel Carnevali

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martedì, 20 ottobre 2009






(...)sono state giornate furibonde
senza atti d'amore

senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde

spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e no basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro (...)

Fabrizio De Andrè,  Anime Salve

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lunedì, 31 agosto 2009

File:Ile-de-la-Passe.jpg

http://upload.wikimedia.org/

C'è un'isola in me,
dove il vento soffia
di terra, e quando il mare urla
la sabbia impazzisce.

E c'è sempre luce, ma non è mai giorno.

Fernando Pessoa, L'isola in me

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mercoledì, 26 agosto 2009

E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi (...)

Salvatore Quasimodo, Nuove Poesie 1936-1942

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lunedì, 24 agosto 2009

Fuoco agile, cenere inerte. Fuoco contratto, cenere serena. Fuoco scimmiesco, cenere felina. Fuoco che si arrampica di ramo in ramo, cenere che scende e si ammucchia. Fuoco che si alza, cenere che si ammassa. Fuoco brillante, cenere opaca. Fuoco sibilante, cenere muta. Fuoco caldo, cenere fredda. Fuoco contagioso, cenere preservatrice. Fuoco rosso, cenere grigia. Fuoco colpevole, cenere vittima. Fuoco greco, cenere sabina. Fuoco vincitore, cenere vinta. Fuoco temuto, cenere compianta. Fuoco audace, cenere facilmente dispersa. Fuoco indomabile, cenere che si può spazzare. Fuoco birichino, cenere seria. Fuoco animale, cenere minerale. Fuoco irritabile, cenere che si lascia intimidire. Fuoco demolitore, cenere muratore. Fuoco rosso e cenere grigia sempre vicini: una delle bandiere preferite della natura.

Francis Ponge, Fuoco e cenere

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venerdì, 21 agosto 2009

Spero non sia troppo tardi.... eccomi qui per la catena di Prishilla, e ...sarò breve.

 In vacanza ho portato con me :

- Sguardi sul ‘900 - Cinquant’anni di fotogiornalismodi John G. Morris - Editore: Le Vespe, 2000 : storia del fotogiornalismo e dei suoi protagonisti, ma soprattutto storia del genere umano raccontata attraverso le foto  pubblicate sulla rivista Life.

E poi:

- Grande atlante dei giardini in Oriente e Occidente , di Lucia Impelluso e Filippo Pizzoni - Electa, 2009 : un viaggio intorno al mondo che ripercorre lo studio scientifico dell'evoluzione del giardino, dai tempi di Roma antica e fino ai giardini di oggi, frutto di "garden designer".

 Tra quelli ancora da leggere, invece, prima di rientrare al lavoro  a pieno regime, c'è:

- Annoiarsi che felicità, di Patrick Lemoine, Ed. Baldini Castoldi Dalai, 2008 - che F. Buratto, su  Il Sole 24 Ore,  recensisce scrivendo  : "(...) Il fatto che solo d'estate ci sia consentito annoiarci, significa che qualcuno lo ha stabilito: nelle nostre "vite di corsa" si può rallentare, ma solo un paio di settimane, preferibilmente in agosto. Ma chi lo ha stabilito?  (...) la psichiatria insegna che durante la noia produttiva il cervello fantastica, si lascia andare all'intuizione, fa progetti; senza la noia molte idee ed intuizioni non potrebbero fare capolino nel cervello. Del resto, quando Archimede esclamò "eureka!", era a mollo nella sua vasca."

 Che con me, è il classico sfondare una porta già aperta.

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mercoledì, 19 agosto 2009

 

RICORDI DI UNA 92ENNE
La mia giovane vecchiaia e il dono di Gore Vidal

A h, la vecchiaia. Gli anni che pesano. Le parole cariche di amara rassegnazione di Guido Ceronetti, alle quali ha risposto con affettuoso ottimismo Arrigo Levi, mi hanno costretto a pensare, ancora una volta, alla mia di vecchiaia. A interrogarmi. E a scavare un po' nella memoria. Mi è tornata in mente Alice B. Toklas che a quasi ottant' anni aveva uno strano modo di giggling, di fare una risatina silenziosa stringendosi nelle spalle, come una ragazzina. Regale e tenerissima, era molto premurosa nei miei confronti, forse a causa dell' ammirazione che avevo dimostrato per Gertrude Stein con cui aveva condiviso molti anni della sua vita. Nell' aprile 1954 Alice era venuta a trovarmi nella mia casa di via Cappuccio a Milano, città a lei piuttosto sconosciuta, per «vedere» dove e come abitavo. Si era molto rassicurata quando aveva visto la terrazza deliziosa che dava sul parco di non ricordo che cardinale con la deliziosa vista sulle montagne lontane, illuminate dal tramonto rosato. Allora ero giovane, con il sangue che scorreva veloce nelle mie vene. Solo molti anni dopo ho capito il coraggio che i ragazzi possono dare a chi è già vecchio. Ho molta nostalgia di quegli anni. Ma mi consola chi viene a farmi autografare i libri di Ernest Hemingway, di Jack Kerouac, di Gregory Corso, di Allen Ginsberg, di tutti gli autori che hanno permesso loro di sognare e che io sono orgogliosa di poter dire di aver contribuito a far conoscere. A questi sognatori ricordo sempre che devono ringraziare la follia di Gregory, la visioni di Ti Jean, le preghiere di Allen e tutti i miei amici che se ne sono andati. E che rimpiango. Tutti loro hanno raggiunto gli immensi spazi profumati dell' eternità quando al massimo avevano compiuto settant' anni. Troppo presto. Ma se penso ad Henry Miller, penso che anche un genio come lui se n' è andato troppo presto. E di anni ne aveva 88. Non ho mai voluto accettare le malattie dell' età e ne ho le scatole piene di dover prendere tutte queste pastiglie che i medici mi prescrivono. Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni, con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione. Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme. Posso confidarvi che l' ultima volta che ho incontrato Gore Vidal per la presentazione di un suo libro, nel gennaio 2007, io ero appena uscita da un ricovero in ospedale e lui camminava aiutandosi con un bastone. Ma a cena, quando gli ho chiesto cosa potremmo fare insieme, lui mi ha risposto: «Let' s make a baby - facciamo un bambino». Forse è questo il segreto per riuscire a sopravvivere anche a questa età. Forse è questo il segreto del vecchio Suonatore Jones dello Spoon River caro alla mia giovinezza «che giocò con la vita per tutti i novant' anni».

Fernanda Pivano
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(18 luglio 2009) - Corriere della Sera

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sabato, 18 luglio 2009

 

E non so perché, ma viene sempre e soltanto di andare a sud, solo i salmoni riescono a risalire verso nord, per quello sono pregiati, si avvicinano alla vodka, per inclinazione. Io seguo un’altra strada, appena un po’ inclinata, in pendenza, quella della rakia, la via delle anisette, la rotta, la capitolazione a questa nostalgia, a questo vino avvelenato di lillà.

da:  Non si muore tutte le mattine, Vinicio Capossela, Feltrinelli 2004

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mercoledì, 01 luglio 2009

 

(...) Ogni nube ha un momento di gloria sotto il sole.  E ciascuna si diverte a giocare con la luce a modo suo. Ci sono quelle che proiettano la propria sagoma su quelle vicine, in una versione celeste delle ombre cinesi, e quelle che si accontentano di ostacolare i fasci luminosi con la loro presenza , imitando l'effetto delle dita messe davanti ad una torcia.  Alcune scindono e ricombinano i colori dello spettro con le particelle di cui sono composte, riflettendo i raggi solari verso gli occhi di chiunque si prenda la briga di accorgersene, mente altre preferiscono esprimersi attraverso la pioggia che spargono, senza dubbio soddisfatte di vederne le gocce riflettere e rifrangere la luce nel misterioso ponte dell'arcobaleno. Ognuna ha il suo sistema per trasformare le emissioni luminose, dipanandone le onde per poi ricomporle in forme nuove. Ma tra  tutti gli effetti ottici dei quali sono artefici, non posso fare a meno di preferire gli scintillii elusivi degli aloni prodotti dai cirrostati.

Forse li amo in modo particolare perchè quei veli lattiginosi di cristalli di ghiaccio finiscono per essere le nuvole meno apprezzate.  Ai loro strati taciturni, ho l'impressione, non importa molto di passare inosservati. Non hanno bisogno di sbandierare ai quattro venti i propri successi.  Impalpabili cascate di prismi di ghiaccio, si beano nella consapevolezza di aver dispiegato coloro più vividi di quelli dell'arcobaleno, di aver deriso il grande, unico sole con l'illusione dei pareli e, naturalmente, di aver mutato il corso della storia umana. (...)

Gavin Pretor-Pinney, da: CLOUDSPOTTING - Una guida per i contemplatori di nuvole - Guanda

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lunedì, 29 giugno 2009

 

 

Si cominci con lo spaccare gli specchi di casa, si lascino cadere le braccia, si guardi vagamente la parete, e ci si dimentichi. Si emetta una sola nota, la si ascolti di dentro. Se verrà udito (ma ciò avverrà molto più avanti) qualcosa come un paesaggio immerso nella paura, con fuochi fra le pietre, con figure seminude accucciate, credo che l'avvio sarà stato buonino, e egualmente se si sarà udito un fiume lungo il quale scendono barche gialle e nere, e anche se si sarà udito un sapore di pane, un tatto di dita, un'ombra di cavallo.
Dopo, si comperino solfeggi e un frac, e mi raccomando, niente cantare con il naso e che sia lasciato in pace Schumann.

da: Istruzioni per cantare,  di  Julio Cortázar

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